[Rassegna Stampa]
 




giovedì, 06 settembre 2007

A SANTA PERDUTA SI RITROVA LA FESTA

<<Il nostro motto: nulla si vende, nulla si compra, tutto si condivide>>

 

di CARLO ANGELETTI e EMILIANO MARCHI

 

NULLA si vende, nulla si compra, tutto si condivide”. Con questo slogan torna oggi ad Orvieto la festa di Santa Perduta, dopo l’interruzione dello scorso anno. Cambia, rispetto al passato (ovvero le edizioni 2003, 2004 e 2005) il luogo della festa: sarà la frazione di Canale, una manciata di chilometri da Orvieto, ad ospitare l’appuntamento che «vuole recuperare il senso originale della festa di paese, quando bastava l’accordo tra vicini, mettere sulla via un po’ di tavoli di casa, cucinare ognuno qualcosa e mangiare e bere tutti insieme - spiega Sandro Paradisi, presidente dell’associazione culturale “Liberarte Orvieto” -. Ogni volta è commovente vedere amici, ma anche e soprattutto facce sconosciute, a volte intere famiglie con figlioletti al seguito, che in allegra carovana portano di tutto alla festa: dolci appena sfornati, salumi in gran quantità, piatti d’ogni tipo, formaggi, damigiane di vino buono, quello delle grandi occasioni. Abbiamo visto tre generazioni ballare e divertirsi al ritmo della stessa musica, gente che dopo aver assaggiato vicendevolmente le proprie prelibatezze faceva amicizia scambiandosi ricette. E poi giovani sottratti alle discoteche, meravigliati della bellezza e della carica vitale della musica che proponiamo, che si incontrano, si parlano e poi... si baciano».

L’apporto musicale è assicurato dai rockeggianti Siriana, da Todi, e dal duo acustico Les Cruditès. Chiusura con gli Altrocanto, gruppo orvietano in prima linea nell’organizzazione della festa. Jam finale auspicata e invito a tutti a portare con sé il proprio strumento.

Per coprire le spese vive, e per assicurare la sopravvivenza futura della festa, da qualche giorno è stata avviata una sottoscrizione (4 euro, con Cd in omaggio). Ma non questa sera nel corso della festa di Santa Perduta «perché la Santa ha vietato che alla sua festa si faccia mercanteggio», precisano gli organizzatori.

(da “IL MESSAGGERO UMBRIA”, 25 agosto 2007)

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UMBRIA FOLK FESTIVAL 2007

 

Alla presenza di un pubblico sempre più numeroso ed entusiasta prosegue con ottimi risultati e riscontri la I edizione di Umbria Folk Festival: sul palco di Piazza del Popolo, sotto suggestivi giochi di luce ed in un clima di grande festa popolare, sono saliti sul palco due formazioni che hanno saputo trascinare i presenti in un viaggio alla riscoperta delle tradizioni musicali più vicine alla regione umbra.

[… ]A seguire gli orvietani “Altrocanto” ormai noti agli abitanti della Rupe e non solo, per la carica travolgente che caratterizza ormai da 15 anni i loro concerti. Anche all’Umbria Folk Festival la band non ha tradito le aspettative e la serata si è conclusa nella maniera più bella, con una parte del pubblico in piedi davanti al palco a ballare e a cantare al ritmo del loro repertorio composto da brani originali, da pagine scelte  della tradizione popolare e da canzoni ripescate dal panorama della musica d’autore italiana.  

(dal sito web "ORVIETOSI", 19 agosto 2007)

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domenica, 12 agosto 2007

UN ALTROCANTO, UN’ALTRA SPARTIZIONE 

ll gruppo organizza “Santa Perduta”: la festa dove tutto è condiviso

di CARLO ANGELETTI ed EMILIANO MARCHI

Giovedì hanno suonato nella loro Orvieto e questa estate hanno un tour di oltre venti date da portare avanti a partire dai primi di agosto; eppure, l’impegno più urgente per gli Altrocanto è l’organizzazione della IV Festa di Santa Perduta, ovvero della spartizione: nulla si vende, nulla si compra, tutto si condivide. Gli Altrocanto&friends suonano, la gente porta da bere e da mangiare per sé e per gli altri. L’anno scorso è saltata, spiegano, per mancanza di appoggio dell’amministrazione comunale: luogo del ritorno Canale di Orvieto, la data il 25 agosto. Per l’autunno, invece, contano di dare alla luce il nuovo album, del quale esistono già le canzoni. Quattordici gli anni di carriera degli Altrocanto: “A un certo punto smetti di contarli- spiega la voce del gruppo, Andrea Caponeri-, però se ti giri te li ritrovi tutti e ti chiedi se poi ne è valsa la pena, se non si poteva fare di più, puntare più in alto, bussare a tutte le porte. E ti rispondi sì, che sono tutte cose che forse dovevamo fare, certo, eppure va bene così, suoniamo ogni volta con la stessa passione del 1993. Quest’anno abbiamo un po’ cambiato la formazione, col cuore gonfio per gli amici che la vita ha condotto altrove, ma che continuano a collaborare con noi in altri progetti, ma anche con la voglia di scoprire cose nuove.” Andrea Caponeri (voce), Sandro Paradisi (fisarmonica e tastiere), Simone Gianlorenzi (chitarra acustica solista); Gianmarco Fusari (basso), Roberto Forlini (batteria) e Giuseppe Barbaro (chitarra ritmica) suonano in tutta Italia e non solo (“Emergere in Umbria non è impossibile, anche statisticamente”, spiega Caponeri), ma sono ben radicati nella loro Orvieto, città la cui scena musicale continua ad essere di buon rilievo “anche se forse manca un forte investimento strutturale da parte delle Istituzioni: il Centro Giovanile “Mr.Tamburino” è sempre sul chi vive. E manca anche un necessario ricambio generazionale: noi, i bravissimi Pedroximenex, gli He.Mo., i Petramante, i Nonzeta, siamo un po’ della vecchia guardia, più o meno abbondantemente sopra la trentina. Tra i giovanissimi stanno venendo fuori i Nerocromo, anche se sono in parte di Montefiascone. Il problema è che siamo avvitati in questa provincia denuclearizzata, a un’ora di distanza da un decente live club, ad anni luce dalle scene che contano. I Pedroximenex hanno appena inciso un bellissimo album, ben scritto e ben registrato, eppure faticano a trovare un’etichetta che ci creda. Insomma, pare proprio che non basti fare belle cose: bisogna avere i contatti giusti al momento giusto”.

(da "IL MESSAGGERO UMBRIA", 14 luglio 2007))

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venerdì, 10 marzo 2006

ALTROCANTO

di EMANUELE GIUSTO

Chi crede nella musica d’autore, nella tradizione delle parole sciolte in musica, non può non conoscere il gruppo musicale orvietano altrocanto. Parliamo di una di quelle band votate all’umiltà, con il sorriso sulle labbra e il sudore che gronda dalle fronti per l’energia che buttano sul palco ad ogni concerto. Suonano dappertutto, dagli eventi di piazza nel perimetro umbro, dalla Sicilia fino al prestigioso Festival di Venezia o all’interno del programma della Festa della Musica firmata ogni anno da Sanremo, benedetti dall’aiuto del noto direttore artistico Pepi Morgia. Gli altrocanto, esattamente dieci anni fa, hanno preso per mano la canzone d’autore italiana da Guccini a De André, da Ivan Graziani a Claudio Lolli, rivivendola e reinterpretandola. Negli ultimi tempi hanno scelto di abbandonare le cover per mettere in proprio le parole e la musica dei loro dischi. Andrea Caponeri, voce del gruppo, assicura che la band è pronta a sfornare un nuovo disco con la distribuzione eventuale di Storie di Note, un cd “svincolato dalle cover che partirà dai singoli “Il delirio del palombaro” e “Polizia molto arabbiata”, andate in onda anche sul programma <<DEMO>> di Radio1 RAI, o “Il funambolo”, metafora della condizione dei molti precari della società moderna. Il funambolo è appeso al vuoto, ma il suo pensiero corre all’affitto da pagare. Una chiara allusione ai nostri tempi…” . Gli altrocanto sono anche Sandro Paradisi alla fisarmonica, cori e tastiere, Lucio Giovannella alla batteria e cori, Francesco Severino al basso, Andrea Massino e Simone Gianlorenzi alle chitarre. Hanno realizzato circa 400 concerti, lungo tutto lo stivale, e hanno venduto grazie al passaparola (ossia, senza appoggiarsi ad una agenzia di distribuzione) circa un migliaio di copie dei dischi precedenti. “Il primo cd era “fatto a mano”, ed ha venduto circa 400 copie, il primo prodotto rifinito fu “Radio tribù” che è arrivato a sfiorare le mille copie, poi è arrivato “Tributi e Rifiuti”- racconta Andrea, che sottolinea: “I fan ci dimostrano un grande affetto con decine di mail provenienti da ogni parte d’Italia (inviate al sito www.altrocanto.splinder.com). E’ la dimostrazione di come in Italia ci sia una gran voglia di musica cantautoriale”. Il gruppo suonerà in Umbria nel Cral della Perugina il 28 febbraio. Il 25 marzo a Orvieto all’interno di Dinner Music.

 (da “Il Messaggero Umbria”, 11 febbraio 2006)

 

 

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martedì, 27 settembre 2005

Al Parco delle Grotte finisce in musica l'estate

 

di Lorenzo Grasso

 

E’ solo alla terza edizione, ma le festa di Santa Perduta è già diventata un appuntamento che molti orvietani aspettano con impazienza, anche se, in un modo o nell’altro, sancisce quasi la fine dell’estate. Nella cornice del parco delle grotte gli Altrocanto celebrano il rito della Santa "protettrice di chi predica male e razzola peggio, di chi punta al pareggio, di chi sacramenta tra Salerno e Reggio, di chi dialoga a stento perché insicuro, triangola male col futuro, perde da solo a battimuro, di chi sputa nel piatto dove mangia, di chi ha fatto ha fatto chi non ha fatto s’arrangia, di chi prende lucciole per lanterne, delle lucciole e delle lanterne, di chi vive vicende alterne, di chi ha poche cose da dire, ma le dice bene, di chi spezza catene, una lancia, un rene, di chi non ha voglia di fare niente e non sa fare niente" aspettando che i convenuti portino le loro offerte al banchetto della festa. Perché tutto è di tutti e non si paga niente (nulla si compra e nulla si vende, tutto si condivide, recita il manifesto della festa, ma è ben accetto l’aiuto che è stato offerto dalla G.A.L.A., dalla macelleria Oreto, dall’Antica Cantina e dal Vin Caffè) in questa liturgia pagana che accomuna ragazzi e ragazze di diversa età che giungono anche da Roma, Arezzo e dalla provincia toscana.

La musica e il vino la fanno da padrona grazie anche alle prestazioni degli Alkemia e dei Mano y Mano, dalle percussioni "facili"; verso le undici, dopo che la porchetta che campeggiava sui banconi ha sfamato qualche centinaio di persone, insieme a pasta, lumachelle e alle altre offerte portate alla Santa, iniziano le celebrazioni vere e proprie, durante le quali si intonano canti e litanie in onore della ragazza santificata e si scatena la festa sulle note della ormai scomparsa nel nome, ma sempre ben presente nei nostri cuori, Tribù Acustica.

Il tempo mite ha aiutato il perfetto svolgimento della festa che, senza chiedere niente, regala allegria e gioia in queste ultime serate estive. Basta la sola voglia di stare insieme, a volte, e un astuto pretesto per radunare tante persone e farle ballare per tutta la notte. Anche sotto il cielo di Orvieto.

(da www.orvietonews.it, 28 agosto 2005)

 

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mercoledì, 06 ottobre 2004

Aggiornation!!

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lunedì, 21 giugno 2004

 

GLI ALTROCANTO ALLA FESTA FINALE DEI COMUNISTI

Daniele Ubaldi

SPOLETO- Domenica sera si è chiusa la "Festa dei comunisti", che anche quest’anno è durata sette giorni. Protagonisti della splendida serata finale sono stati gli altrocanto, formazione dell’orvietano che sa ben coniugare il folk con ritmi reggae e ska. Dalle tarantelle alla canzone d’autore, senza tralasciare un considerevole numero di brani di produzione propria, la band umbra ha saputo intrattenere un pubblico eterogeneo per età e gusti musicali. Fin dai primi pezzi il sound coinvolgente degli altrocanto si è trasmesso negli animi dei più giovani, che in breve hanno riempito la pista da ballo ai piedi del palco. Il concerto è andato avanti per circa due ore, durante le quali i musicisti- dimostrando estrema disponibilità- non hanno lesinato bis e animazioni coinvolgenti, movimentando una festa che, per i primi sei giorni, aveva in realtà lasciato a desiderare"

CORRIERE DELL’UMBRIA, 28 luglio 2003

 

DALLA TRIBÙ ACUSTICA ALL'ALTROCANTO

Maria Flavia Timperi

La storia degli ALTROCANTO parte da lontano, ovvero dalla fine del ’93 quando il gruppo si forma e, quasi per gioco, sceglie di chiamarsi BAU BAU.

Presto convertiti in TRIBÙ ACUSTICA, nome che li accompagnerà fino alla primavera del 2001, sono una Banda Folk originariamente composta da quattro elementi e strumenti del tutto acustici: Sandro Paradisi alla fisarmonica, Lucio Giovannella alle percussioni, Andrea Caponeri alla chitarra classica e voce, Raffaele Petrangeli al mandolino.

Con un repertorio inizialmente legato al recupero della musica tradizionale dell’Italia centro-meridionale e omaggi alla grande tradizione della canzone d’autore italiana cominciano, a suon di De Andrè, Capossela, Fossati, Mau Mau, Paolo Conte, a farsi spazio tra sagre paesane e birrerie, piazze e pub.

Nel ’96, con l’ingresso alla chitarra solista di Andrea Massino, la TRIBÙ dà inizio alla sperimentazione di altre sonorità, diventa officina artistica di suoni e parole ed inizia a comporre brani originali a cui collabora, come autore di molti testi, Walter Leoni.

La loro formula funziona, arrivano i consensi e le soddisfazioni: una serata con gli Avion Travel, la collaborazione con Pepi Morgia, la partecipazione ad importanti rassegne accanto ai più interessanti nomi della canzone d’autore, ma soprattutto i concerti dove si concretizza l’interesse della gente per le loro note e l’entusiasmo per i loro ritmi (in ventimila ballavano al loro concerto di Perugia per l’ultimo dell’anno del ’99).

Intanto, ragioni di omonimia con un altro gruppo che a tutt’altro genere si dedicava, inducono la TRIBÙ a mutare pelle e a porre fine ai frequenti equivoci di quanti chiedevano loro un pezzo reggae. È così che scelgono di ribattezzarsi ALTROCANTO, ovvero un diverso modo di fare canzoni, una diversa forma e una nuova prospettiva; non a caso l’etimologia di ALTROCANTO suggerisce un altro angolo e quindi un diverso punto di vista, un’ottica inedita da cui guardare le cose e tradurle in musica.

La formazione del gruppo cambia: Raffaele abbandona per ragioni di lavoro sostituito al basso da GianMarco Fusari e si aggiunge alla chitarra acustica Simone Gianlorenzi; esce il loro primo album live "Rifiuti e Tributi", i viaggi si allungano e raggiungono, senza nessuna promozione o agenzia di booking, piazze lontane; la forza del passaparola li porta al festival "Radici" di Vignanello (PZ) e alla 59° Mostra del cinema di Venezia per il concerto della sezione "CinemAvvenire", fino a fare da spalla ad Edoardo Bennato al concerto dello scorso Capodanno ad Ancona.

Dopo oltre 230 esibizioni e quasi dieci anni trascorsi a suonare "con grazia plebea, le mani che sudano…" è finalmente prevista per questa primavera l’uscita del loro primo cd da studio "Il difetto delle cose", più volte slittata per problemi tecnici, quaranta minuti di materiale inedito ed originale, chicche riconoscibili per la consueta poesia e intelligenza, ritmo e movimento a cui la TRIBÙ, pardon! ALTROCANTO ci hanno abituato; per il resto "non c’è molto da dire anche perché è impossibile raccontare la musica, non si può parlare dell’atmosfera di un suono o dell’emozione di una parola che rimbalza sulla melodia. L’esperienza ALTROCANTO non si spiega, si vive

ORVIETOSI’, 20 giugno 2003

 

L’ALTROCANTO DI UNA TRIBU’ ACUSTICA IN GIRO PER I PALCHI D’ITALIA

Emanuele Giusto

La tradizione musicale che porta cultura e fa danzare. Dalla fase finale di Recanati alla RAI del ‘98, da il "Locale" di Roma alla registrazione del primo album in studio con la produzione artistica di Bruce Morrison (Sonica, ex C.P.I.) nel 2002. La band umbra altrocanto, già "Tribù Acustica" (abbandonato per un "tragico" caso di omonimia), si distingue per lo stile: "263 concerti all’attivo anche in piazze lontane, due dischi autoprodotti, senza nessuna promozione o agenzia di booking ma solo con la forza del passaparola" dice sicuro Andrea Caponeri detto "K", voce degli altrocanto. "In questo modo siamo riusciti ad attirare un pubblico folto, dal Festival "Radici" di Viggianello al concerto per la sezione "CinemAvvenire" alla Mostra del Cinema di Venezia, fino a fare da spalla a Edoardo Bennato al Concerto di Capodanno ad Ancona". Gli altroanto sono un gruppo di appassionati del genere "FolKarnaio d’autore" che "serve a portare musica e cultura popolare in mezzo alla gente, a disposizione di tutti", continua Andrea. "Il nostro è un mercato che spesso trova difficoltà nel mondo delle etichette discografiche. Quello per noi sarebbe un buon passo per farci allungare ulteriormente i confini".

L’essere umbri cosa porta?

"L’Umbria ha il vantaggio che ti insegna a rimanere con i piedi per terra e a non montarti. Può essere un vantaggio, ma se stai troppo coi piedi per terra ti pianti."

[…] Chi li trova in giro, su un palco, li riconosce da un particolare: attorno alla loro musica ballano tutti, fino a tre generazioni, tra uno "Scirocco" gucciniano, un tarantolato ballo alla Capossela, un canto tradizionale laziale o campano e un pezzo che viene da altroquando…

IL MESSAGGERO, 15 marzo 2003

 

CHICO SUMMER, CHIUSURA ALLA GRANDE

APPLAUDITO IL CONCERTO DEL GRUPPO ORVIETANO ALTROCANTO

Daniele Ubaldi

Così come era cominciato alla grande, il "Chico Summer Festival" chiude in bellezza. L’ultima serata, interamente dedicata ad Emergency, si è svolta come sempre all’insegna della civiltà e dello spirito di aggregazione. Quello stesso spirito che è venuto fuori in maniera a dir poco clamorosa, giovedì sera, durante il concerto degli altrocanto, gruppo folk orvietano che mescola sapientemente- grazie alle doti tecniche di tutta la formazione- tradizione popolare italiana e musica reggae. Davanti a circa 400 persone (addirittura più affluenza della serata iniziale con gli Après la Classe), i sei dell’altrocanto hanno dato vita ad un vero e proprio show, coinvolgendo il pubblico e ballando insieme ai ragazzi ai piedi del palco. Durato più di due ore, il concerto si è concluso intorno alle 00.30, quando Andrea Caponeri, voce del gruppo, ha invitato i più agitati a salire sul palco per ballare con i musicisti. Un modo di fare musica che coinvolge, che abbraccia gli appassionati e si fonde con il pubblico. Questa la formazione completa degli altrocanto, che definiscono la loro musica un "FolKarnaio d’autore". Andrea Caponeri- voce; GianMarco Fusari- basso; Lucio Giovannella- batteria; Simone Gianlorenzi- chitarra acustica; Andrea Massino- chitarra elettroclassica; Sandro Paradiisi- fisarmonica e tastiere. Sul palco dal 1993, il gruppo ha subito diverse evoluzioni melodiche e tecniche, ma da quattro anni sembra aver trovato una propria dimensione con elementi fissi. Gli altrocanto sono ormai una bella e conosciuta realtà del panorama musicale umbro.

CORRIERE DEL’UMBRIA, 15 giugno 2003

 

BENNATO RISCALDA IL CAPODANNO DI ANCONA

Isabella Tombolini

A mezzanotte e un quarto si entra nel clou. Sul palco sale Edoardo Bennato, capace di trascinare un pubblico che ormai comprende persone di tutte le età. Inneggia con immancabile accento napoletano alla fantasia, ironizza sulla classe politica ma fa notare anche che "i cattivi eserciti hanno i comandanti che si meritano" e non si stanca di augurare "un anno che consenta a ciascuno di noi di... afferrare la propria stella, un anno senza guerre, senza discriminazion". Un anno più attento a chi bussa affannosamente alla porta di un occidente geloso del proprio benessere. Il pubblico lo adora. E lo costringe a tornare sul palco e a cantare ancora quattro brani, che chiudono più di un'ora e mezzo di concerto. Ma non è finita. Sul palco salgono gli Altrocanto, che trascinano fino ad oltre le tre e trenta del mattino qualche centinaia di irriducibili con con brani inediti e rivisitazioni di canzoni d'autore come "Volta la carta" di Fabrizio De André e "Il ballo di San Vito" di Vinicio Capossela.

IL MESSAGGERO MARCHE, 2 gennaio 2003

 

"ALTROCANTO". SUCCESSO AL FESTIVAL DI VENEZIA

Santina Muzi,

Grande successo al Festival del cinema di Venezia di un gruppo musicale dell’orvietano, sei ragazzotti di provincia, come essi stessi si definiscono, da tutti conosciuti comunemente come "La Tribù Acustica". Oggi però, per questioni di omonimia, il nome è diventato altrocanto. Tanto bravi da essere citati dal "Corriere della Sera" del 7 settembre: "La sera, al posto di Virzì, ti becchi gli altrocanto, Tribù Acustica di Orvieto. Che sono bravi…".

Viene spontaneo contattarli e chiedere un appuntamento non appena rientrano in città. Andrea Caponeri fa da portavoce. Mi sembra naturale, considerato che è lui "la voce" del gruppo. Mi appare chiaro anche il significato del nome: il canto (o cantone) è un angolino dei vecchi focolari di campagna che si trova proprio sotto la cappa del camino. In genere i cantoni sono due. Per cui da entrambi è possibile scaldarsi. In questo caso al fuoco della musica. E non è un’iperbole: basta ascoltarli perché le gambe comincino a scioglersi e la mente a divagare. Non per niente alla domanda: Come definisci il vostro tipo di musica? Andrea risponde. FolKarnaio d’autore! E ne dà la spiegazione: "

"Nella parola "folk" c’è il nostro aspetto popolare perché eseguiamo anche canzoni tradizionali: campane, laziali… C’è la voglia di portare la musica vera, quella coinvolgente, in mezzo alla gente. "Karnaio" perché ci piacerebbe che ogni concerto fosse una festa, come si intendeva una volta, che mette in gioco la testa, il cuore, i piedi. "D’autore" perché noi scriviamo canzoni nostre in cui aspiriamo a una forma d’arte."

Come siete arrivti ala Festival del Cinema?

"Siamo stati notati alla Marcia della Pace da Bruno Lomele di "CinemAvvenire", l’Associazione fondata da Gino Pontecorvo, che ogni anno seleziona un centinaio di giovani esperti di cinema da portare a Venezia. In questo ambito l’Associazione ha uno spazio a corona del Palazzo del Cinema in cui organizza dibattiti, incontri, con i protagonisti: scrittori, registi… nonché feste ed occasioni musicali. Per due serate abbiamo fatto da contrappunto musicale ai dibattiti con un repertorio basato sul tema del cinema. Il sabato invece c’è stato il concerto che ha suscitato grande entusiasmo con il repertorio degli ultimi mesi, testimoniato da un CD live appena uscito, comprendente le nostre composizioni originali, canzoni tradizionali ed un recupero di canzoni d’autore poco conosciute."

Cosa avete in cantiere?

"Fare uscire il primo album da studio con tutti i nostri brani originali, "Il difetto delle cose". Come associazione culturale "La Tribù Acustica" stiamo inoltre lavorando, in collaborazione con il "Laboratorio Teatro Orvieto", ad un’iniziativa per diffondere la buona musica: una minirassegna che dovrebbe vedere la presenza di Max Manfredi: lo stesso De André lo aveva riconosciuto come suo successore"

IL CENTROITALIA, n. 13/14, ottobre 2002

 

BENVENUTI ALLA FESTA DEL CAOS ORGANIZZATO

Mario Porqueddu

[…] Senza l' accredito giusto la vita si complica. Tolti i film restano code, prezzi esorbitanti e i bagni chimici destinati agli operatori Rai e diventati pubblici. La sera, al posto di Virzì, ti becchi gli Altrocanto, "tribù acustica" di Orvieto. Che sono bravi, ma vuoi mettere la festa di Kitano all' Excelsior, o la serata al Chill -out, musica lounge, massaggi shatsu e uva mangiata da sdraiati, come romani antichi? […]

Corriere della Sera, 7 settembre 2002

TRIBU’ ACUSTICA IN SPIAGGIA, MUSICA E POESIA FINO ALL’ALBA

Tiziana Capossa

[…] Il gruppo, composto da cinque musicisti di Orvieto che da anni sperimentano il connubio tra la forza travolgente della musica popolare e la poesia della musica d’autore, suonerà fino all’alba su un palco allestito proprio sulla battigia del mare. […] "Sarà un concerto scatenante e coinvolgente sulle note di un caldo sound mediterraneo"- preannuncia Pepi Morgia, vero maestro dell’arte dello spettacolo. L’assoluta originalità, nel campo musicale, della Tribù Acustica si fonda sulla ricerca di nuove sonorità che scaturiscono dall’uso degli strumenti acustici della tradizione innestati su stili e situazioni più prettamente moderni. "Il nostro intento- sostengono i musicisti, Andrea Caponeri, Sandro Paradisi, Lucio Giovannella, Andrea Massino e GianMarco Fusari- è quello di portare la musica insieme ai nostri strumenti nei luoghi in cui la contraddizione esplode con più evidenza".

IL MESSAGERO, 14 luglio 2000

 

DR. IVAN E MR. ROCK

Fabio Carpi

[…] E ancora Rossana Casale, già ospite in qualità di corista in alcune incisioni di Ivan, e gli stessi figli di quest’ultimo: il batterista Tommy con i Virus TV e il chitarrista Filippo. Quindi Lighea, i Mundo Libre, il divertente gruppo umbro emergente Tribù Acustica.

CHITARRE, aprile 2000

 

LA TRIBU’ DEL CAPODANNO IN PIAZZA

Fabrizio Marcucci

[…] Così il centro di perugia si è presentato ai perugini e a tutti coloro- e sono stati davvero tanti- che hanno scelto la città per trascorrrervi la notte a cavallo tra il ’99 e il 2000. Un vero e proorio locale acielo aperto, che andava dalla piazzetta del Circo – così appartata e così adatta ai toni soft dei rifacimenti degli standar jazz della Villa Pit Band- alla maestosità di Piazza IV Novenbre, dove migliaia di persone sono rimaste a fare le ore piccole danzando sui ritmi da festa popolare scanditi dalla splendida ed altamente energica Tribù Acustica.

CORRIERE DELL’UMBRIA, 2 gennaio 2000

 

PIGRO ‘999

Federica Grappasonni

[…] Tra i grandi ospiti anche alcune promesse, come i Virus TV e Filippo Graziani, i Mundo Libre, e l’interessante Tribù Acustica, giovane gruppo di Orvieto. Una festa più che un vero e proprio concerto, diretta da Pepi Morgia e Anna Bischi, moglie di Ivan, che palesemente emozionata ringraziava artisti e pubblico"

L’ISOLA CHE NON C’ERA, n. 17. Febbrazio 2000

 

A CENA CON GLI AVION TRAVEL

Pierluigi Sbaraglia

[…] Quando le fisarmoniche e le ballate etno-folk dei "Tribù Acustica" cominciano a far danzare i commensali, gli Avion Travel sono messi alle strette. "Suonare davanti agli Avion Travel- dice il capotribù- è come per un prete dir messa davanti al Papa". E il Papa non si tira indietro. Questa la differenza tra le vere e le finte star dello spettacolo. Peppe Servillo, cantante del gruppo, prima accetta di cantare un pezzo di Modugno, rifatto a suo tempo dagli stessi Avion, ma in compagnia della nuova improvvisata band. Poi tutta la Piccola Orchestra decide di abbandonare il tavolo, prendere gli strumenti e fare un paio di pezzi. Sclegono le cose più popolari, vista l’atmosfera: "Storia d’amore" ripresa da Celentano, e "Ma che freddo fa", vecchio successo di Nada. Viene giù il ristorante, poi la Tribù riattacca col suo folk: "Credevamo che la differenza tra noi e loro stesse negli strumenti- scherza il cantante- però non deve essere esattamente così".

CORRIERE DELL’UMBRIA, 9 febbraio 1999

 

IL TALENTO OLTRE LE RIGHE. ESPLODE LA TRIBU’ ACUSTICA

Claudio Lattanzi

"[…] Un gruppo musicale che si esibisce in pub e feste di piazze e che già è circondato da un alone leggendario, almeno tra i suoi numerosi fans che seguono ogni esibizione, spostandosi da un luogo ad un altro come un vero clan, fedele ai ritmi trazionali ed innovativi, originali e trascinanti che escono dagli strumenti dei loro incontestabili "sciamani". […]Ruspanti, dunque, ma anche attenti alla tradizione italiana e ai brani ingiustamente caduti nel dimenticatoio, basti pensare alla loro riproposizione di "Lella" di Edoardo De Angelis, o "Cosa sono le nuvole" scritta da Pasolini e Modugno e riproposta recentemente dagli Avion Travel. Nel palmares della Tribù ci sono, per il momento, un’esibizione a Radio Due RAI, un buon piazzamento al Festival per le nuove tendenze della Canzone d’Autore di Recanati e la partecipazione alla festa del Primo Maggio a Perugia. "Vogliamo fare un passo alla volta- spiega Raffaele Petrangeli- altri obiettivi più ambiziosi non ce li siamo posti". L’esibizione più difficile? Quella per gli anziani dell’Ospizio di San Giorgio. Quella più gratificante, invece, insieme ai detenuti del carcere di Via Roma.

LA NAZIONE UMBRIA, 10 novembre 1998

 

LA TRIBU’… CHE FA BALLARE

Carlo Mazzoni

Hanno un gruppo di fedelissimi che li segue ovunque, eche si immerge nei loro ritmi scatenati e poetici; sono originali e alternativi, rivoluzionari e tradizionalisti allo stesso tempo. Ma soprattutto sono bravi musicisti […]. La loro forza è costituita dalla scelta, coraggiosa e innovativa, di scoprire il vecchio e il nuovo folk italiano, da quello delle tarantelle fino ai moderni cantautori. E così da De Andrè a Fossati, da Capossela a Conte, da Rino Gaetano ad Almamegretta, la "Tribù" fa entrare il suo pubblico in un’atmosfera di poesia e musicalità, per poi trascinarlo nelle più scatenate danze […] E così chiunque ami la musica folk d’autore, ma anche ballare e divertirsi, non può e non potrà fare a meno di allargare il gruppo dei fedelissimi.

LA CITTA’, 26 settembre 1998

 

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